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Come finisce Una pistola per cento bare: trama, cast e spiegazione del finale

Luca Zecca

8 min di lettura

come finisce Una pistola per cento bare — illustrazione editoriale

come finisce Una pistola per cento bare: scopriamo la trama, il cast e gli eventi conclusivi, distinguendo i fatti del film dalla loro interpretazione.

Come finisce Una pistola per cento bare: il film “Una pistola per cento bare”, diretto da Umberto Lenzi nel 1968, è considerato uno degli esempi più significativi dello spaghetti western italiano. Attraverso l’analisi della sua trama, dei personaggi e soprattutto del suo epilogo, si può comprendere come quest’opera riesca a esprimere una visione tormentata e amara del West, fondata su principi travolti dalla violenza e dal tradimento.

Una pistola per cento bare: trama del film

Al centro della storia troviamo Jim Slade, un uomo segnato profondamente dalla guerra e dalla violenza. Jim ha prestato servizio come soldato nell’esercito dell’Unione durante la Guerra di Secessione Americana, ma la sua fede – è testimone di Geova convinto – lo spinge a rifiutare l’uso delle armi. Questo gesto gli costa una pesante condanna per diserzione: due anni inflessibili di lavori forzati. La sua integrità morale e il rifiuto della violenza rappresentano il punto di partenza del viaggio interiore e fisico del protagonista.

Dopo aver scontato la sua pena, Jim ritorna nella natìa Tucson con la speranza di ritrovare una parvenza di pace e poter ricostruire la propria esistenza. Tuttavia, quella che avrebbe dovuto essere una riconciliazione con il passato si trasforma in un incubo: i genitori di Jim sono stati uccisi brutalmente. La ricerca di giustizia e la necessità di dare un senso a tale perdita segnano una svolta profonda nel personaggio, portandolo ad abbandonare i suoi principi pacifisti.

Jim decide, allora, per la prima volta in vita sua, di imparare a usare la pistola e farsi vendicatore. In questo percorso, viene aiutato dall’amico Cassidy, che fornisce le prime informazioni cruciali sui responsabili della strage familiare. Vengono identificati quattro uomini: Jeff Logan, Tony e Freddy Butcher, e Corbett il texano. Questi nomi diventeranno i bersagli della sua vendetta, originando una lunga e dolorosa caccia all’uomo che si sviluppa attraverso le polverose cittadine del West.

Determinato e mosso dalla rabbia, Jim elimina uno alla volta i colpevoli, affrontando non solo il rischio costante della morte, ma anche gli interrogativi morali che emergono in ogni momento. La sua ricerca lo porta, infine, a Galverston, una città messa a ferro e fuoco da una banda di fuorilegge pronti a tutto pur di mettere le mani sul denaro della banca. In questo frangente, Jim incontra Douglas, un predicatore laico che si guadagna rapidamente la stima della comunità e dello stesso protagonista, offrendo il suo aiuto contro i banditi. I due elaborano insieme una strategia per difendere la città minacciata, stringendo un’alleanza che sembra fondata sulla stima e sulla fiducia reciproca.

Cast e personaggi principali di Una pistola per cento bare

  • Peter Lee Lawrence interpreta Jim Slade, il protagonista, attraversato da un tormento morale che lo porta a mettere in discussione i suoi principi più saldi.
  • John Ireland veste i panni di Douglas, predicatore laico, figura carismatica e ambigua, la cui natura si rivelerà soltanto nel finale.
  • Piero Lulli è Corbett il texano, uno dei principali antagonisti e ultimo ostacolo nella vendetta di Jim.
  • Gloria Osuna dà corpo a Marjorie, personaggio femminile centrale nelle dinamiche della cittadina di Galverston.
  • Eduardo Fajardo è Chavel.
  • Julio Peña recita il ruolo del Sindaco della città.
  • Raf Baldassarre interpreta Verdugo.
  • Franco Pesce appare come Ben, il becchino.
  • Andrea Scotti è il Fabbro di Galverston.
  • Calisto Calisti è Cassidy, il fidato amico di Jim che fornisce l’input decisivo per la sua vendetta.

Come finisce Una pistola per cento bare: il duello finale e il colpo di scena

Come finisce Una pistola per cento bare? Dopo una lunga e sofferta sequenza di scontri e battaglie, Jim Slade e gli abitanti di Galverston riescono a difendere la città dall’attacco dei fuorilegge. Nel corso dei combattimenti, Jim affronta e sconfigge Corbett, l’ultimo sopravvissuto dei quattro assassini della sua famiglia. Sembra che la sete di giustizia di Jim sia stata finalmente placata, ma è proprio in questo momento che si compie la vera svolta della narrazione, destinata a sconvolgere il protagonista e lo spettatore.

Durante lo scontro con Corbett, infatti, emerge un’agghiacciante verità: Corbett confessa che il vero mandante dell’omicidio dei genitori di Jim non è altri che Douglas, il predicatore laico che si era tanto prodigato a favor di legge e aveva agito come alleato di Jim nella difesa di Galverston. Questa rivelazione produce in Jim uno shock profondo, poiché significa che il punto di riferimento morale in cui aveva riposto la propria fiducia era, in realtà, il responsabile occulto della tragedia che aveva devastato la sua vita.

Sconvolto e furente, Jim decide di inseguire Douglas, il quale tenta di fuggire disperatamente nel cuore della notte. La fuga si conclude nel luogo che più di ogni altro rappresenta il senso di morte e di perdita che permea l’intero film: il cimitero di Galverston. In questo scenario carico di simbolismo, tra le lapidi e le ombre, avviene il drammatico confronto finale.

Quello che segue è un intenso duello tra Jim e Douglas, una lotta che non si gioca solo con le pistole ma anche con i principi morali degli avversari. Nonostante l’indecisione e la sofferenza, Jim riesce a prevalere, uccidendo Douglas. L’ultimo colpo di pistola risuona come un giudizio definitivo, non solo su Douglas ma anche sul percorso di Jim, che si consuma completamente nel gesto fatidico della vendetta.

Spiegazione del finale di Una pistola per cento bare

Il finale di Una pistola per cento bare si rivela particolarmente amaro e complesso. La rivelazione del vero colpevole, nascosto dietro una maschera di bontà e altruismo, getta una luce impietosa sul tema della fiducia tradita. Douglas, uomo di parola e figura di riferimento per la comunità, incarna l’ipocrisia e la corruzione che si nascondono anche in coloro che dovrebbero rappresentare la morale e la giustizia.

Jim Slade, che all’inizio della vicenda aveva rifiutato la violenza in nome della propria fede, si ritrova alla fine costretto dagli eventi a infrangere ogni regola etica e religiosa che aveva fatto sua. Il duello finale nel cimitero rappresenta la resa dei conti non solo con l’immediato avversario ma anche con sé stesso: Jim si confronta con la parte più oscura della propria anima, quella che la vendetta ha contribuito a far emergere.

La vittoria su Douglas non viene vissuta come una vera e propria liberazione. Al contrario, lascia Jim spossato e disilluso, testimone della distruzione morale provocata dalla spirale del sospetto e della vendetta. Il film, con questo epilogo, suggerisce che anche chi parte con le migliori intenzioni può vedere i suoi principi sgretolarsi davanti alla crudeltà della realtà.

Tematiche e sviluppo dei personaggi

L’opera di Umberto Lenzi sonda le profondità del disagio umano e morale. Attraverso il percorso di Jim, il film esplora il prezzo altissimo che talvolta si paga nel cercare giustizia in un mondo dominato dalla legge del più forte. Il cambio radicale del protagonista, da pacifista a vendicatore, pone l’accento sulla manipolabilità della fede e dei valori quando la vita viene travolta dal dolore personale.

Il personaggio di Douglas si rivela altrettanto stratificato: apparentemente paladino della comunità, si serve della fiducia generale per perseguire i suoi obiettivi oscuri. La sua doppiezza è funzionale all’intera costruzione narrativa, contribuendo a rendere il finale inatteso e carico di tensione emotiva.

Significato simbolico e conclusione

Il cimitero nel quale si svolge il duello finale assume un significato simbolico profondo: rappresenta la morte non solo fisica ma anche ideale dei valori traditi. La scelta di Jim di giustiziare Douglas, pur avendo capito ormai quanto la violenza lo abbia cambiato, apre la possibilità di un ritorno alla fede e a un futuro più umano, ma sempre segnato dal rimorso e dalla consapevolezza delle proprie scelte.

In definitiva, “Una pistola per cento bare” è molto più di un semplice western: pone lo spettatore di fronte alle contraddizioni della natura umana, alla difficoltà di mantenere saldi i propri valori e al rischio che spesso corre chi si affida ciecamente alla morale altrui. Come finisce Una pistola per cento bare, quindi, diventa anche una domanda sulla possibilità del perdono, della redenzione e della rinascita, elementi fondamentali di un film che lascia il pubblico con interrogativi profondi e irrisolti, tipici del miglior cinema di genere italiano degli anni Sessanta.

Scopri la trama, il cast e il finale del film western ‘Una pistola per cento bare’, diretto da Umberto Lenzi nel 1968.

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