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La fucilazione in diretta del killer di Fort Hood scatena critiche internazionali

L’esecuzione di Nidal Hasan trasmessa in streaming provoca dure reazioni da Onu, Chiesa e politici Usa, mentre il Pentagono conferma la data del 3 dicembre

Luca Zecca

3 min di lettura

La fucilazione in diretta del killer di Fort Hood scatena critiche internazionali

La decisione del Pentagono di trasmettere in diretta streaming la fucilazione di Nidal Hasan, l’ex maggiore dell’esercito responsabile della strage del 2009 alla base militare di Fort Hood, in Texas, ha suscitato un acceso dibattito e forti critiche a livello internazionale. Hasan, che uccise 13 persone e ne ferì 32 in una sparatoria, sarà giustiziato il 3 dicembre proprio nel luogo dell’attacco, alle ore 13:00, orario scelto per coincidere con l’inizio della tragedia. La notizia è stata riportata da ANSA.

Reazioni di condanna da Onu e Chiesa

L’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu ha definito la trasmissione dell’esecuzione una «violazione al divieto assoluto di tortura», esprimendo sdegno per la decisione del Pentagono. Anche la Conferenza episcopale dei vescovi degli Stati Uniti ha preso posizione con dure parole. L’arcivescovo Paul Stagg Coakley ha definito la scelta una «promozione barbara di una cultura di morte» e ha chiesto una revisione della decisione. Il cardinale Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin ha ribadito la contrarietà della Chiesa alla pena di morte, criticando la spettacolarizzazione della morte anche se la persona è colpevole.

Posizioni politiche e controversie sul metodo di esecuzione

Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha giustificato la decisione affermando che «la gente deve capire che ci sono gravi conseguenze per questo tipo di azioni». Il presidente Donald Trump ha sostenuto che Hasan «si merita la pena di morte per fucilazione», autorizzando il plotone d’esecuzione, metodo non utilizzato dalle forze armate americane dalla fine della Seconda guerra mondiale. Tuttavia, la scelta ha sollevato perplessità anche all’interno del governo. Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato di non sapere se la trasmissione in diretta avverrà realmente e ha espresso disagio nel conciliare la sua fede cristiana con la vicenda.

La decisione ha inoltre creato un fronte critico bipartisan in Congresso. Il senatore repubblicano Thom Tillis ha definito «ripugnante» la pubblicizzazione dell’esecuzione, paragonandola a pratiche di dittature oppressive. Il senatore democratico Chris Murphy ha sottolineato come l’idea ricordi le esecuzioni dell’Isis. Inoltre, il metodo della fucilazione presenta problemi pratici: le forze armate americane non dispongono più di procedure moderne per attuarlo, e la scelta ha costretto a modificare mesi di pianificazione che prevedevano l’uso di iniezioni letali.

Condizioni di Hasan e contesto delle esecuzioni capitali negli Usa

Hasan è paralizzato e costretto su una sedia a rotelle a causa delle ferite riportate durante la sparatoria, un elemento che ha influito sulla decisione di ricorrere alla fucilazione anziché all’iniezione letale. Documenti interni indicano che inizialmente si stava preparando l’uso di iniezioni letali, metodo adottato recentemente anche in altri casi, come quello di Christa Pike in Tennessee, sopravvissuta a due tentativi di esecuzione.

Intanto, negli Stati Uniti prosegue l’applicazione della pena capitale con modalità tradizionali. Recentemente, Jamaal Howard è stato giustiziato in Texas tramite iniezione letale, la prima esecuzione dopo i tentativi falliti contro Pike. Howard, condannato per un omicidio durante una rapina nel 2000, è stato dichiarato morto dopo la somministrazione di pentobarbital nel penitenziario di Huntsville. Prima dell’esecuzione, ha chiesto scusa ai familiari della vittima, esprimendo il desiderio di perdono e pace.

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